Grouchomarxismo. Fintascienza. E altro.

Periferia galattica

Un profumo all’olio per motori bruciato. Una bevanda al gusto di parquet. Una nave che se sta per affondare si apre un enorme salvagente attorno. Un’isola deserta con la giusta compagnia. Il vento che tira nella stessa direzione da cui viene. Una prolunga per lo stomaco per i pranzi di matrimonio o i cenoni delle feste. L’incudine che non ha bisogno del martello. La falce che non ha bisogno del martello. Un martello che non batte i chiodi, al massimo pareggia. Un maiale che lo può mangiare anche un musulmano. Un cattolico che si può sposare con un altro cattolico. Una cattolica che si può sposare con un’altra cattolica. Un libro che gira le pagine da solo quando sono arrivato a leggere in fondo. Un universo in cui va sempre di moda il verde. Un cane con le ruote. Un gatto con un account Instagram dove pubblica solo autoscatti e tutti gli mettono dei gran like, poi svela che lui è un gatto e nessuno glieli mette più, anzi gli dicono che è solo un egocentrico.
-Cose che ho inventato l’ultima volta che ho dovuto fare la fila dal medico | Diecimila.me

Io, quando scrivo, sembro proprio uno scrittore. Mi piazzo lì, al tavolino di un bar in centro, all’aperto, possibilmente sotto un tendone, un ombrellone, un gazebo; una penna o una matita in mano, il taccuino, accavallo la gamba, e scrivo. Scrivo un po’, poi mi fermo. Osservo il foglio per qualche istante, alzo lo sguardo, lo punto lontano, su niente in particolare. Quando arriva il cameriere, a chiedermi cosa voglio, cosa desidero, per un attimo faccio un’espressione disturbata, di chi gli si è spezzata la concentrazione, ha perso il filo, gli è sfuggita un’idea. Ordino un caffè, o un’aranciata, e via a scrivere, di nuovo. Quando torna il cameriere ho preso il via, non stacco la penna dal foglio, dico grazie di corsa e vado per la mia strada. A vedermi da fuori, sono sicuro, sembro vero. Invece è la lista della spesa.
-Il mestiere dello scrittore | Diecimila.me