Il mio cane si chiama Bernardo. Fosse un San Bernardo, non sarebbe il bastardo che è. Abbaia continuamente, in do minore, e non ha alcun senso del ritmo, cosa che m’impedisce sempre di percuoterlo a dovere. Picchio, picchio, eppure resta un cane. La questione razziale è carta moschicida per i tanti Francesco d’Assisi falliti che incontro. Se fossi davvero circondato da santi sarei in paradiso, invece qui è tutto parco. Caga, Bernardo, dai! Ma è inutile accanirsi, ho un cane statico. Muoverlo a compassione è impossibile. Pure le spinte non hanno effetto, lui va dritto per la sua strada. Canuto com’è, cosa volete che capisca. Avrà pure il diritto di fare tutto a rovescio. Ritraggo il guinzaglio, ma il quadro della situazione non è dei migliori. Torniamo a casa. Giuro, la prossima volta a botte. E comunque, siamo così tanto nella merda che un poca di meno non ci fa caso nessuno.-Incroci (un post che non ho capito tanto nemmeno io) | Uraniborg.it
Il mio cane invece del guinzaglio, lo seguo su Twitter.